Archivi del mese: marzo 2014

come ti smonto in 2 minuti

dire che mi ha colpito il “buongiorno” di Gramellini di oggi sul La Stampa, è dire poco, o anche tutto

colpito ed affondato

oh, sì!

è vero, si sa, le cose sono (quasi) sempre diverse da come ciascuno di noi le immagina o le interpreta

il significato che diamo ad immagini, suoni, scritti, che poi magari è anche l’immaginario collettivo, non sempre è quello che l’autore voleva trasmettere, cioè magari l’esattamente contrario

come a dire che non tutto è oro quello che luccica

e questo oro che non luccica oggi ha fatto vacillare anche a me

e quando cominciano a vacillare le certezze di una vita, è l’inizio della fine?

 

Suonato dal silenzio

Massimo Gramellini – la stampa del 07-03-2104

Il cinquantesimo anniversario di «The sound of silence», composta al buio da Paul Simon nel bagno di casa, stimolerà in molti il flusso benevolo dei ricordi. Per me è stata la colonna sonora di un’indimenticabile educazione e illusione sentimentale. Quella canzone accompagnava i minuti finali del film «Il laureato». Dustin Hoffman aveva rapito in chiesa la figlia di Mrs. Robinson, che per inciso si era appena sposata con un altro, e l’aveva trascinata su un autobus. Ma adesso, seduti in ultima fila, quei due non si scambiavano baci e impressioni sull’impresa compiuta. Non si guardavano neppure, limitandosi a esplodere in incerti sorrisi, mentre l’impasto delle voci di Simon e Garfunkel dava corpo al «suono del silenzio». Era evidente che Dustin e la sua amata avevano raggiunto un livello tale di intimità che per comunicare tra loro non avevano più bisogno delle parole. Erano arrivati all’essenza.
Ho inseguito quell’essenza per tutta la vita. Finché un giorno mi imbattei per caso in un’intervista al regista del film, Mike Nichols. Il disgraziato dichiarava, in pieno accordo con Simon (ignoro la posizione di Garfunkel), che il suono del silenzio andava inteso come un inno alla incomunicabilità e all’insoddisfazione umana. Altro che essenza. Dustin e la ragazza non si parlavano perché, cessata l’adrenalina dell’azione, non avevano già più niente da dirsi. «Il Laureato 2» non era mai stato girato, ma in ogni caso avrebbe raccontato la storia di un divorzio.
Non mi sono mai ripreso del tutto. Ma almeno una cosa l’ho imparata: a tenermi lontano dalle interviste ai registi e ai cantanti delle mie opere preferite.

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