Archivi del mese: novembre 2012

la (mia) domenica del villaggio

Nella saletta del ping-pong e dei bigliardini (per noi i “calciobalilla”), o all’entrata dell’Acli, campeggiavano di settimana in settimana i posters del film che sarebbe andato in scena nella sala “polivalente” del paese (uguale palestra della scuola, uguale sala riunioni dei “fedeli”, uguale laboratorio di educazione tecnica, uguale ecc. ecc.) appositamente adibita, la domenica pomeriggio, a sala cinematografica.

Una chicca ai tempi.

Era l’appuntamento clou per noi bambini, con qualche decina di lire (con 10 lire allora si gustava un ghiacciolo alla menta) e dieci minuti di coda entravi nella saletta vociante e confusa sino al momento in cui spegnevano le luci ed iniziava la proiezione di cowboys ed indiani, gladiatori ed eroi d’altri tempi, storie d’avventura di terra, di cielo e di mare, passate (per lo più) e presenti.

I dolci si “pescavano” prima nella vetrinetta del circolo Acli soprastante, e poi se non avevi i denari per l’entrata potevi sempre attrezzarti e compiere le “buone azioni” richieste dal Parroco che consistevano nel fare il chierichetto alle Sante Messe comandate, od al Vespro pomeridiano, oppure ancora ad accompagnare le cerimonie funebri tenendo a portata del Parroco l’attrezzatura necessaria, e scandagliando l’incensiere davanti alla bara tristemente allineata all’altare (già, e non capivi bene il perché si piangeva tanto, ma eri sicuro che non era per l’odore di incenso, che a te mica faceva bruciare gli occhi, ma lo capisti quando un pelino più grandicello accompagnasti nel percorso nonna Nina, gli occhi allora ti bruciarono tantissimo, e l’incenso proprio non c’entrava per nulla).

Bene, ognuna di queste “buone azioni” dava diritto ad un buco sulla scheda del “buon cristiano”, quattro ed il gioco era fatto, si entrava “a gratis” alla proiezione del film della domenica.

Ecco che accumulasti una serie di Messe, Rosari e Vespri che penso ti abbiano redento per molti anni a venire ancora. Ma un bel giorno, in ritardo nella “svestizione” dopo una cerimonia, nell’angolo del tavolo in sacrestia, eccolo, il diabolico aggeggio perforante, e fu lì che capisti che … dai… bastava poco … il dado è (fu) tratto. Per un po’ tutto filò liscio e funzionò come un orologio svizzero, solo che non tenesti in conto la “furbizia” del Parroco che s’insoppettì perché non ti vedeva più da un pezzo a fare le buone azioni, e la tua scheda era sempre perfettamente in regola per l’entrata “a gratis” del film domenicale. Quando cominciò a fare alcune domande più strane del solito, il criceto nella tua testolina capì che forse era meglio mollare il tiro prima che finisse con un interrogatorio direttamente davanti ai Carabinieri (così diceva il Parroco, che comunque per non sbagliarsi avvisò la comunità della scomparsa dell’aggeggio perforante e che se non veniva fuori il più presto possibile …).

Ok, mannaggia, ti dovesti pure disfare (con un groppo in gola, indiscutibile) del corpo del reato, che starà ancora oggi arrugginendo in quell’ansa del torrente in cui lo buttasti con le lacrime che ti rigavano il viso ed una strana sensazione di sconfitta.

Ma non potevi darla vinta al Parroco senza combattere, ai tempi le rotelline ti funzionavano a palla, mica si scherzava, ed allora ecco un’altra scorciatoia in luogo delle buone azioni: “sfogliare” la nuova tessera di cartone, messa drammaticamente in uso quasi subito dopo la dipartita della “perforatrice”, prestampata con dei quadratini che venivano anneriti ad ogni buona azione e sulla quale l’”esattore” all’entrata del cinema tirava una riga ogni quattro (uguale 4 buone azioni eseguite) con una piccola sigla accanto. Rigasti dritto per qualche tempo.

Una volta terminata e completamente convalidata (alias annerita) dall’”esattore”, bastava con pazienza sfogliare il primo sottilissimo strato di carta, e la tessera diventava nuova e pura come la tua anima. Quello che però ti faceva stare male, e con un senso di colpa accentuato, era che il peccatuccio manco te lo potevi levare di dosso con la consueta confessione bisettimanale, perché mica sarebbe stato sensato raccontarlo proprio al (tuo) Parroco!! Comunque dopo qualche battaglia da vincitore, perdesti miseramente la guerra, durò poco anche quella furbata, e terminarono altrettanto repentinamente le “buone azioni”, se non altro perché ti venne ritirata malamente la licenza per le “buone azioni”, e ci volle del tempo per riuscire a spiegare il tutto al babbo, che ti ritirò anch’egli (chissà perché) tutti gli altri benefits.

L’atmosfera che si respirava nella “sala cinematografica” quando si spegnevano le luci, ed il vociare (uguale baccano infernale) improvvisamente cessava, era qualcosa di favoloso che si interrompeva di tanto in tanto quando si applaudiva per i baci o per le vittorie, e si urlava per le interruzioni (tante) dovute alla rottura della pellicola, che avvenivano, ovvio, sempre nel momento di maggior suspense.

Ad ogni buon conto, erano belle anche quelle interruzioni, tutte uguali, sentivi e vedevi sfarfallare la scena in corso, uno stop, e si squagliava tutto come se prendesse fuoco il telo mentre si riaccendeva la luce bianca.

Nel semibuio, l’addetto “esperto” in tecnica cinematografica (era il ragazzo che già andava alle superiori e che era accompagnato da quella tipa che guardavi estasiato e che si sedeva sempre sulla panca in fondo alla sala, chissà perché, da laggiù si vedeva male) ripristinava più o meno il tutto e si riprendeva la scena interrotta, con scrosci di applausi e fischi, per lo più irriverenti.

Qualche anno dopo capisti anche perché i “grandi” andavano sempre a sedersi nella panca in fondo alla sala.

Ma quella è un’altra storia.

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io delego, tu deleghi, lui delega …

e tutti i giorni la stessa solfa, la solita menata
della serie “vai avanti tu che a me scappa da ridere”
ma Uno, dico UNO che abbia un minimo di amor proprio e si fa carico di quella piccola “fettina” che gli compete, lo troviamo?

basta!!! mi sono rotto i c……i!

questa è la storia di quattro individui: Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno.
bisognava fare un lavoro importante e si chiese a Ognuno di occuparsene.
Ognuno si assicurò che Qualcuno lo facesse.
Chiunque avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai niente.
Qualcuno s’arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno fosse responsabile.
Ognuno credeva che Chiunque potesse farlo, ma Nessuno mai si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente.
alla fine Ognuno rimproverò Qualcuno per il fatto che Nessuno non fece mai quello che Chiunque avrebbe dovuto fare.

vuoto a perdere

il triangolo no …, ma ci ‘mancava’ proprio questo quadratino …

mi par che tutto in lei tremi e tentenni

nonsense

… e tuttavia il risultato dell’esperienza di molti anni di lavoro applicato all’interpretazione einsteiniana dei fenomeni nell’implicita affascinante ipotesi di un superamento della stessa teoria della relatività pur ricorrendo, all’occorrenza, a nuove formulazioni del problema comporta la conoscenza preventiva dei rapporti causali fra le variabili in gioco e una quasi esatta determinazione degli intervalli di temperature in gioco assai spesso chiamati in causa dagli sviluppi teorici più avanzati …

come a dire che anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno!

chapeau

mi ha sempre affascinato il mistero dell’universo, incomprensibile ed irraggiungibile
come si fa a dire che è in espansione se è infinito?
e se si espande, cosa c’era prima  nella zona interessata dall’espansione?
il nulla? orbene, cos’è il nulla?
materia difficile ed affascinante, ma ora che so che esiste una galassia di nome Sombrero, posso rilassarmi

buona vita

complimenti (grazie)!!!

minchia, è proprio così, semplicemente e naturalmente così!!
nell’altro secolo/millennio funzionava bene o male in questo modo
ma non è passato un secolo/millennio, solo qualche decennio
persin troppo facile, quasi una favola, eppure… avevamo la libertà!
mi manca

Quelli nati prima del 1970 (o giù di lì)
A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino ad oggi!!
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air-bag…
E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema…. noi da soli!!!
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero… ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi. Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo.
Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro. Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!
Senza controllo! Come siamo sopravvissuti?!
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare.
Che orrore!!! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO.
I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosione di innovazioni e nuove idee.
Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
Tu sei uno di loro.
Complimenti!!!

il giro del mondo in 80 giorni

essì, ne ho persi una certa quantità anch’io
ed alla fine mi sono detto che è meglio non aprirle quelle casse

I giorni perduti
“QualcImmaginehe giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che, con una cassa sulle spalle, usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion. Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto.
Il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel baratro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all´uomo e gli chiese:
– Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c´era dentro? E cosa sono tutte queste casse? Quello lo guardò e sorrise:
– Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
– Che giorni?
– I giorni tuoi.
– I miei giorni?
– I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C´era dentro una strada d´autunno e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se n’andava per sempre.  E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C´era una camera d´ospedale e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa.  E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
– Signore! – gridò Kazirra. – Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose.
E l’ombra della notte scendeva”.