Archivi del mese: marzo 2011

Gabbiani


Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
 
(Vincenzo Cardarelli)
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ricordi

A volte mi capita, forse molto più spesso di quel che sembra, di rifugiarmi nel passato per trovare motivi di soddisfazione, o di gratificante compiacimento per quel che sono diventato, magari per sdrammatizzare e suggerire a me stesso che alla fine non è proprio quel che pensavo, o meglio, forse era proprio questo ma allora, complice un’atmosfera ribelle e libera da schemi e stereotipi, si osteggiava caparbiamente con orgoglio.
Mi tornano in mente allora molte canzoni, che facevamo diventare simboli della nostra “resistenza”, e cantavamo al chiarore di un fuocherello in riva al fiume accompagnati dalle corde di una chitarra.
Una in particolare mi fa ancora rizzare i peli sul corpo, tanto mi prendeva e mi trasportava.
La posto, perchè anche questa è stata la nostra gioventù, sognatrice e soprattutto bella, perchè credavamo nelle favole.
Morale: sono entrato in banca pure io!

Compagno di scuola
Antonello Venditti (1975)

Davanti alla scuola tanta gente
otto e venti, prima campana “e spegni quella sigaretta”
e migliaia di gambe e di occhiali di corsa sulle scale.
Le otto e mezza tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro, nello stesso modo,
con le stesse parole da quarant’anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto una risposta chiara.
E la Divina Commedia, sempre più commedia
al punto che ancora oggi io non so
se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco, la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare, “avanti! tutti al bar”.
Dove Nietsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell’ultima festa
e del vestito nuovo, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee e i cineforum i dibattiti mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un ’68 ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te…
“Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

pensieri…